MARATONA DLES DOLOMITES: 5 LUGLIO 2015 (Reportage di Francesco Martelli)

Tutto cominciò a fine Ottobre 2014 con una telefonata di Simone Moretti: “ Francesco, si sono aperte le preiscrizioni per la Maratona delle Dolomiti. Bisogna pagare due euro per partecipare al sorteggio. Ci si iscrive?”.” La Maratona delle Dolomiti?! Il più importante evento amatoriale d’Italia e, forse, d’Europa?! Ma sì, iscriviamoci, tanto figurati se ci prendono. Conosco persone che sono 4 anni che ci provano e che non sono estratti. Si butterà via due euro.” Fu la mia risposta. Con questa premessa, immaginatevi la mia reazione quando ricevetti il seguente messaggio di posta:
“Complimenti Francesco Martelli
il Tuo nome risulta nella lista degli iscritti alla 29. Maratona dles Dolomites – Enel del 05 luglio 2015!
L’urlo di incredulità e di gioia fu tale che accorsero tutti i colleghi del corridoio.
Cominciò, così, la ricerca della sistemazione, che cercammo individualmente io con Simone e Marco Moretti, dal momento che il presidente del team Bicisport, Gianni Bartoli, ci disse di muoverci in maniera autonoma.

Dopo una serie di telefonate, optammo per un albergo a La Villa, proprio alla partenza della Maratona. Da questo momento in poi, era Novembre, partì la mia preparazione per la Maratona, iniziai a studiare i percorsi per cercare di capire quale poteva essere alla mia portata.

Arrivai ad una settimana dalla partenza verso la Val Badia. Nel frattempo avevo ricevuto il pettorale (10325) e deciso che avrei cercato di affrontare il percorso medio da 106 km e 3100 metri di dislivello. Le previsioni davano tempo buono, così decisi di lasciare a casa l’abbigliamento invernale, pur portandomi una maglia a manica lunga e la maglia termica.

Avevo anche cambiato bicicletta, lasciando la mia vecchia De Rosa in alluminio, per una Pinarello in carbonio, più leggera e più adatta alle Gran Fondo.

Arrivai in Val Badia il Venerdì pomeriggio, anticipando i compagni di stanza di un paio d’ore. Di tutti i tesserati di Bicisport, eravamo gli unici, insieme a Daniele Gori, a soggiornare a La Villa.

Dopo cena decidemmo di andare ad ispezionare l’asperità finale della Maratona: il Muro del Gatto, chiamato così in onore degli abitanti del La Villa (i gatti, appunto). Uno strappo di 350 metri al 19%, ma per noi fiorentini, abituati a quello Via Salviati, non ci fece grossa impressione. Ci impressionò, piuttosto, il fatto che la strada era stretta e che rischiavamo di dover scendere.

Il Sabato, con Simone e Marco, decidemmo che non era il caso di uscire in bici, visto il traffico presente e il caldo che ci avrebbe costretto a perdere energie importanti alla vigilia. Andammo in visita al Maratona village, dove ritirammo il pacco gara. Visitammo pure il Maratona Shop dove potevamo cambiare la maglia ricevuta con una taglia più precisa e dove potevamo acquistare altri gadget dell’evento.

Dato il caldo, abbiamo deciso di salire in funivia fino al Rifugio Santa Croce (2000 metri ed oltre) per cercare un po’ di refrigerio.

La tensione pre gara inizia a farsi sentire così il pomeriggio decidiamo di trascorrerlo in relax, chi andando a fare shopping, chi trascorrendolo nella sauna dell’albergo.

Prima di cena decidiamo di indossare la maglia della Maratona e non quella sociale, anche perché avevamo comunque i pantaloncini di Bicisport, ma restiamo incerti circa la temperatura che troveremo alle 5,45 del mattino, orario al quale abbiamo fissato con Daniele Gori.

Il riposo notturno non è molto tranquillo, l’emozione per la partecipazione a questo evento e la paura di non svegliarsi, fanno sì che dorma meno di quanto programmato.

La temperatura del mattino fa sì che optiamo per indossare solo i manicotti e la mantellina antivento, lasciando in albergo il giubbottino ricevuto con il pacco gara. Usciamo dall’albergo alle 5,50 e troviamo Daniele Gori che ci aspetta. Purtroppo, non siamo riusciti ad incrociare gli altri componenti di Bicisport.

Decidiamo di andare in griglia come tutti piuttosto che aspettare la partenza dall’albergo: d’altra parte il bello di questa manifestazione è anche lo stare insieme ad altri corridori, condividere con loro la tensione per la partenza e l’emozione per quello che sarà un giorno indimenticabile.

Ore 6,30: partano i primi (numero rosso, coloro che si giocheranno la vittoria), a seguire quelli con il numero verde, poi quelli con il numero blu. Coloro che hanno il numero giallo come me, partono alle 7,05, quando il sole inizia a spuntare da dietro le montagne.

I primi km sono in leggera salita fino a Corvara dove inizierà il Campolongo, primo passo dolomitico della giornata. Personalmente ho intenzione di godermi km dopo km quella che per me è sostanzialmente, una passeggiata in mezzo a panorami mozzafiato. Durante il percorso che porta a Corvara, il pubblico ti applaude comunque e questa sarà una caratteristica che si troverà sempre lungo il percorso, mentre una orchestra suoni motivi ladini, sulla linea di partenza.

L’ascesa al Campolongo non è difficile: si tratta di 5,8 km di salita con pendenza media al 6%, però il primo tratto prevede tutta una serie di tornanti che permettono di vedere Corvara. Sia davanti che dietro è tutto un serpentone di ciclisti, provenienti da ogni parte del mondo: Olanda, Germania, Brasile, Nuova Zelanda, Francia, Inghilterra.

Sebbene perda subito il contatto con i miei compagni di squadra, capisco che non sarò solo mai.

Arrivo in cima al Passo Campolongo e mi fermo al ristoro giusto il tempo per riabboccare la borraccia di sali, dato che la giornata si prospetta piuttosto calda. Mi infilo la mantellina e inizio la discesa verso Arabba.

Prima di iniziare la salita verso passo Pordoi, decido di riporre i manicotti nella tasca posteriore della maglia. La salita del Passo Pordoi non è molto impegnativa, ma è lunga poco meno di 10 km. Durante l’ascesa supererò numerosi ciclisti, salendo ad un andatura intorno ai 12 km/h. Lo spettacolo che si presenta dopo ogni tornante è meraviglioso.

Il silenzio che senti non ti fa sentire la fatica. Non ero mai stato sulle Dolomiti in bici, ma devo dire che affrontare questi passi senza le auto, ti permette di godere a pieno dello spettacolo naturale. A due km dalla vetta hai il gruppo del Sella davanti a te in tutta la sua maestosità e riesci a vedere pure tutti i fortini costruiti 100 anni fa in occasione della prima guerra mondiale.

Il tempo per rimettere la mantellina ed inizi a scendere. Discesa breve, poco meno di 6km ed attacchi quella che sarà la salita più dura del percorso medio: il Passo Sella. Sono 5,5 km con pendenza media del 7,5 %. Fermata al ristoro per mangiare una banana e riprendere un po’ di sali, poi riparti e trovi un gruppo di indigeni, in abbigliamento tradizionale, che ti incitano suonando campanacci e altri strumenti, così rumorosi che si sentono fin quasi in cima.

La discesa del Sella è breve, poi attacchi subito il Passo Gardena. Poco meno di 6km con un pendenza media del 4,5%. Transiterò in cima al Passo Gardena dopo 3h36′.
Discesa verso Corvara, si sente già che la temperatura sfiora i 25° e si affronta per la seconda volta il Campolongo. Adesso la fatica si fa sentire e, unito al gran caldo, arrivo in cima con la necessità di fermarmi al ristoro qualche minuto in più.

Arrivato ad Arabba, si svolta a sinistra lungo la valle dell’Agordo. Si sente già che le temperature arrivano ai 30°! Nei dieci km che portano all’attacco del Passo Falzarego, le forze iniziano a scemare. Al cartello che indica gli oltre 11 km di salita del Passo Valparola, decido di salire in agilità risparmiando la gamba.

La salita, pur non essendo dura, è una sofferenza. Via via che si sale, vedo anche nei miei compagni di viaggio, il viso scavato dalla fatica. Alcuni si riposano sotto gli alberi, altri si rinfrescano nei torrenti. Io decido di continuare: se mi fermo temo di non ripartire e, nonostante le forze siano al lumicino, la volontà di arrivare al traguardo è più forte. Mi concedo solo una rinfrescata ad una fontana a 6 km dalla vetta. Poi riparto.

La fatica è tale che non ti permette di godere a pieno del panorama della vallata che lascia dietro di te salendo fino ad oltre 2000 metri. A 3 km dalla vetta, alzando lo sguardo, vedi i tornanti scavati dalla roccia e le gallerie che devi attraversare e che ti permettono di ripararti dal solleone. Una volta lassù, vedi che ci sono numerosi ciclisti dietro di te, segno che il caldo sta veramente facendo esaurire le forze. Arrivo sul Passo Falzarego alle 13,29 dopo oltre 6 ore di gara. Una sosta al ristoro prima di affrontare gli ultimi km che portano al Passo Valparola, ultima salita della giornata.

Lungo la discesa cerco di recuperare un po’ di forze nella discesa, lasciando spazio a coloro che vogliono recuperare posizioni. La discesa è lunga, ma una volta in fondo ci aspetta il temuto Muro del Gatto. Passando davanti all’albergo, viene quasi la tentazione di fermarmi, ma ormai il traguardo è vicino.

Affronto il Muro del Gatto deciso a non scendere, ma una caduta davanti a me, mi costringe a mettere io piedi in terra, quando mancano solo 50 metri allo scollino! Che peccato! Consolazione che ci siano solo 4km al traguardo di Corvara, dove arrivo dopo 7h16′ di gara!

Una vera sofferenza, sono pieno di dolori, ma la soddisfazione di avere portato a termine quella che per me è un ‘impresa, considerando il mio allenamento e la gran giornata calda, mi ripaga ampiamente.

Sono così stanco che non mi fermo nemmeno al pasta party, ma prendo la strada per l’albergo.

E’ stata un esperienza unica, meravigliosa, che resterà indelebile nel mio cuore, nella mia testa, ma, soprattutto nelle mie gambe. Spero sia solo la prima, perchè godersi lo spettacolo delle Dolomiti senza auto, in mezzo a persone che vengono da tutto il mondo, ricevere gli applausi dal pubblico anche arrivando ad oltre tre ore dal vincitore, ti ripaga di tutta la fatica fatta.

Ringrazio chi mi ha dato la possibilità di vivere una giornata come questa: mio padre che mi ha trasmesso la passione per questo bellissimo sport. Purtroppo non potrò raccontargli direttamente le mie emozioni, perchè se ne andato alcuni mesi fa.

Mancano solo 350 giorni alla prossima Maratona della Dolomiti: si riprova?

Testo e foto di Francesco Martelli