Bicisporteam al Giro delle Dolomiti 2008 [secondo giorno]

 

2° giornata il passo del Rombo. Di Km.156

 


Nelle 8 edizioni precedenti non avevo mai affrontato questa salita che si annunciava assai tosta anche per la lunghezza del percorso di avvicinamento, le notizie della salute di mia madre erano sempre più rassicuranti, non avevo più sensi di colpa per non aver rimandato la partenza; ero più tranquillo ed intenzionato a recuperare delle posizioni; dovevo risparmiare la gamba per tutta la pianura e la salita fino al tratto cronometrato, mi ero portato anche dei panini dall’albergo che si sono rivelati assai utili perché quando sono arrivato al ristoro tra gli ultimi gli altri si erano già spazzolato tutto.


Lungo il percorso tenevo il cuore sempre sotto i 120 battiti, lasciavo andare avanti in salita e recuperavo nei pochi tratti di discesa, ho rivisto altre facce conosciute in particolare Francesco e la moglie Daniela di Borgomanero (naturalmente ho più modo di conversare con Daniela che con il marito che ha indubbiamente un altro passo in salita) incontro anche il più anziano partecipante Franco Uboldi da Arona con la figlia Manuela che l’accompagna sempre in queste manifestazioni.


Alcuni anni fa hanno partecipato alla Trondheim-Oslo e alla Parigi-Brest- Parigi, insomma gente tosta.


Al ristoro ho incontrato Gianni Gaslini che aveva avuto un malore al termine della prima tappa e gli era stato consigliato di operarsi alle vene prima di affrontare queste salite; aveva deciso di continuare a fare il giro come osservatore.


Dopo qualche ora di ascesa in compagnia di Alberto e Enim, sono finalmente arrivato all’inizio dell’ultima parte della salita cronometrata circa 10,5 chilometri dislivello di 732 mt con arrivo in quota mt 2491, poco prima mi ero fermato ad un ristoro in cui avevo fatto scorta di carboidrati in gel, maltodestrine e biscottini; ci volevano proprio.


Sono partito buon ultimo insieme alla norvegese Else Jonnie Branstein, dalla bici gialla, anch’essa un’istituzione, non più giovanissima, non molla mai ed onora sempre la sua partecipazione fino in fondo con qualsiasi tempo.


La salita è impegnativa anche per l’aria rarefatta, ma la gamba girava bene, ho piazzato subito il rapporto più agile per non rischiare di andare in crisi di gambe, ben presto ho superato Borrani, poi ho visto Braccini fermo al ciglio della strada, più oltre ho visto Raffaele Chianese che arrancava faticosamente.


E’ in crisi di fame, altrimenti non pedalerebbe così male” ho pensato; avevo ancora dei gel e delle maltodestrine e gli ho chiesto se voleva mangiare qualcosa “ no grazie” mi ha risposto; era così stravolto che non si rendeva conto di avere fame.


Intanto proseguivo con un buon ritmo superavo diversi partecipanti, nessuno mi ha raggiunto (non significa che andassi forte ma solo che ero partito tra gli ultimi) finalmente passate alcune gallerie un po’ ignoranti perché malamente illuminate e con fondo stradale dissestato sono arrivato piuttosto bene in vetta ad quasi 2500 metri.


Dopo essermi rifocillato sono andato alla ammiraglia quando è arrivato Chianese e Borrani, “come hai fatto a non accorgerti di avere fame, non puoi perdere più di 25 minuti da me; cosa hai mangiato?” ho apostrofato al buon Chianese che piagnucolava per la sua scadente prestazione.


Giri il coltello nella piaga” mi rimproverava la Monica Bartoli, in realtà non ero poi così contento; avrei preferito recuperare solo qualche minuto, per avere qualcuno con cui confrontarmi, Chianese, però, era ormai uscito anche dalla classifica degli sfigati, e salvo una mia crisi non avrebbe più recuperato il distacco.


Nella lunga discesa, mi sono fermato per fotografare il panorama, salendo quasi non mi ero reso che la strada era stata scolpita nella roccia e al di là del guardrail c’erano precipizi di 200/300 metri.


Arrivati al paese dove era stato organizzato il pranzo c’erano tutti i più forti con Marco Grassi che con la sua aria sorniona sfotteva benevolmente Bernardo Pivano che era stato battuto dal Vancelli anche se di pochi secondi , “sei in fase discendente. Gli anni passano per tutti” diceva al ragazzo che, come noto, ha solo diciassette anni.


I km di pianura contro vento per raggiungere Bolzano sono stati i più duri, era caldo e avevo dolore alle punte dei piedi come mi capita quando ho sudato molto.


Adelmo Parigi era di nuovo caduto, senza conseguenze, in una galleria; Stefano del Re che ci aveva seguito sull’ammiraglia, aveva invece dimostrato la sua esperienza affinata al seguito di grandi professionisti destreggiandosi come paramedico nel soccorso una ragazza tedesca che era caduta nella discesa del Rombo facendosi molto male.


La sera in albergo mi sono accorto che in molti non avevano saputo interpretare l’ascesa al passo del Rombo; oltre a Chianese anche Castellucci, Guarducci, avevano fatto un tempo peggiore del mio ed erano dietro nella classifica generale. Baraccini si era ritirato, egli soffre di vertigini e certi tornanti lo avevano spaventato; alcuni sfottevano Parigi che in due giorni aveva rimediato due cadute.


L’indomani ci aspettava il passo dello Stelvio 24 km di salita si arriva a 2756 mt di altezza, con un dislivello oltre 1841 metri. Malgrado queste premesse non era da considerarsi tra le tappe più dure, anzi alla fine si rivelerà una delle più facili.

 

[continua…]